“Se non rischi… in realtà metti tutto a rischio. “ Jimmy Vee

L’ispirazione per questo post mi è venuta ascoltando e leggendo  Andrea Gonzali, fondatore del sito d’investimenti Dedalo Invest, al quale desidero esprimere la mia gratitudine.

Devo dire che il rischio valutario è una variabile che dovrebbe essere sempre considerata, poiché si aggiunge al rischio stesso dell’investimento e spesso viene trascurata senza una piena consapevolezza.

Il tasso di cambio può sia amplificare che attenuare il rendimento che si può ottenere, prendendo ad esempio un classico ETF azionario globale con una valuta sottostante in dollari (come ad esempio il famoso MSCI World).

Prendiamo in considerazione il seguente grafico che mostra l’andamento di un ETF azionario con le performance (in euro) degli ultimi 3 anni:

 

 Fonte : www.justetf.com

Dal grafico si può notare che durante l’anno scorso (2022), l’ETF ha registrato una perdita del 12,95%.

Se invece consideriamo lo stesso ETF, ma con i rendimenti espressi in dollari, otteniamo il seguente grafico:

 

 

Questa volta la “perdita” registrata nel 2022 in dollari americani è stata del 18,03%. Di fatto, per un investitore nell’area euro, il rafforzamento del dollaro avvenuto tra l’inizio e la fine del 2022 ha permesso di attenuare la perdita dell’investimento denominato in dollari statunitensi. È importante notare che la situazione potrebbe anche essere stata inversa.

Il tasso di cambio si aggiunge al rendimento dell’investimento, costituendo quindi un rischio, ma anche un’opportunità in determinate circostanze storiche.

Ad esempio, se investissimo 100 euro (ipotizzando un cambio euro/dollaro di 1:1 all’inizio) in un ETF azionario e supponendo che il rendimento dell’ETF porti al raddoppio dell’investimento dopo 10 anni, otterremo 200 euro, ma solo se il tasso di cambio rimane costante a 1:1 (un’ipotesi molto improbabile).

In casi estremi (che sono già stati osservati in passato), potremmo ottenere un importo finale di 350 euro (nel caso in cui il cambio euro/dollaro sia 1,5) o 150 euro (nel caso in cui il cambio euro/dollaro al momento della valutazione dell’investimento sia, ad esempio, 0,75).

La variabilità, quindi, può essere molto ampia, nonostante si ottenga comunque un rendimento positivo dopo 10 anni.

Per mitigare il rischio valutario, ci sono diverse strategie che possono essere adottate:

  1. Acquisti periodici: invece di investire l’intero importo in un’unica volta, si possono effettuare acquisti periodici nel corso del tempo. Questo approccio aiuta a distribuire il rischio nel tempo e a beneficiare delle fluttuazioni del tasso di cambio.
  2. Orizzonte temporale lungo: investire per un periodo di tempo più lungo consente di attenuare l’impatto delle fluttuazioni del tasso di cambio a breve termine. Nel corso di un lungo periodo, le fluttuazioni del cambio tendono a livellarsi, consentendo di ottenere risultati più stabili.
  3. Hedging: esiste la possibilità di coprirsi dal rischio valutario utilizzando la versione “hedged” (coperta) dell’ETF. Questa versione cerca di neutralizzare l’impatto delle fluttuazioni del cambio attraverso l’utilizzo di strumenti finanziari come contratti futures o opzioni. Tuttavia, va tenuto presente che l’utilizzo di strumenti di copertura può comportare costi aggiuntivi e ridurre il potenziale di guadagno.

È importante infine  notare che il rischio valutario può anche presentare opportunità, come evidenziato dai grafici precedenti che mostrano un rendimento più elevato in euro rispetto al rendimento in dollari negli ultimi 3 anni. Pertanto, è necessario valutare attentamente l’equilibrio tra rischio e opportunità in base agli obiettivi di investimento e all’orizzonte temporale individuale.

 

Buon investimento.

2 commenti
  1. Federico
    Federico dice:

    Giusto! in genere viene consigliato di ridurre il rischio di cambio per quegli strumenti a bassa volatilità, dove le fluttuazioni del valore della moneta la farebbero aumentare drasticamente (tipo obbligazioni) mentre riguardo le azioni viene sconsigliato sul lungo periodo..

    Rispondi

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